L’Hotel Antico Palazzo Rospigliosi,
inaugurato nel mese di maggio 2001, si trova nel cuore
di piazza Santa Maria Maggiore e affonda le proprie
radici nel lontano 1590 – anno in cui venne
costruito – e nei Rospigliosi, una delle prime
famiglie della nobiltà romana. Sapore di antico,
secoli di storia, arte, pittura, poesia e musica si
perpetuano in ogni angolo e dettaglio, tutto è
vivido, anche i tempi andati.
Una festa a Palazzo Borromeo, (oggi Hotel Antico Palazzo
Rospigliosi) in un dipinto di Giovanni Reder (1749)
L’Hotel Antico Palazzo Rospigliosi
ha scelto di restare all’altezza della sua storia,
intrisa di cultura e religione e di diventare il luogo
dove, ancora oggi, si avverta la presenza di certi
avvenimenti e certe personalità. Impronte e
tracce di volti, libri d’arte, busti che ritraggono
illustri personalità dell’epoca e altezze
imperiali, sono una preziosa testimonianza che lascia
intatto l’incanto dell’antico e sollecita
a misurarsi con l’atmosfera di eventi che non
abbiamo vissuto ma soltanto potuto immaginare dopo
averne ripercorso la storia. Il palazzo, edificato
nel periodo successivo al pontificato di Papa Sisto
V (1585-90), fa da quinta alla piazza di Santa Maria
Maggiore, creazione dello stesso Papa Sisto V, il
quale trasformò Roma anticipando l’urbanistica
del XVII sec, come testimoniano i viali lunghi e dritti
di piazze stellari (Piazza S. Maria Maggiore e Piazza
del Popolo prima dell’intervento del Valadier).
L'Antico Palazzo Rospigliosi è
un patrimonio culturale della nostra città
e un’eredità preziosa.Capire che cosa
è avvenuto in questo storico palazzo significa,
in qualche modo, viverlo e noi abbiamo ripercorso
il passato per conciliarlo con il presente. Sospinti
dalla curiosità e travolti dalla speranza di
conoscere più da vicino i Rospigliosi, Ciampini,
Lercaro, e Borromeo, abbiamo fatto un salto lungo
mille anni e ci siamo concessi un volteggio nel tempo.
Chi era dunque, Ciampini? Chi erano i Rospigliosi?
Il palazzo, appartenuto nel Seicento
a Monsignor Giovanni Giustino Ciampini, nota figura
di erudito romano del Seicento e pioniere dell’archeologia
cristiana, passò successivamente ai Rospigliosi,
principi di Castiglione e da questi, nel Settecento,
al Marchese Francesco Maria Imperiali Lercaro, che
lo adibì a casa dei missionari Apostolici.
Ciampini lo acquistò nella
seconda metà del Seicento dalla famiglia Vaini
per 6000 scudi. Lo studioso romano raccolse, qui,
un vero e proprio museo di strumenti scientifici e
di antichità molte delle quali passarono poi
nella raccolta del cardinale Alessandro Albani. Ciampini
fondò qui anche il < Giornale de’
Letterati >, prima pubblicazione italiana del genere
e terza assoluta dopo il Journal des Scavants di Parigi
e le Philosophical Transactions di Londra. Partecipò
con l’abate Nazzari alla redazione del primo
< Giornale de’ Letterati >, apparso nel
1668 e stampato a Roma da Tinassi. La pubblicazione
continuò fino al 1681 dopodiché fu affidata
a Francesco Vettori.
Attorno al palazzo ruotarono, all’epoca,
tutta una serie di attività culturali e il
desiderio di Ciampini fu quello di trasformare il
palazzo in un’accademia letteraria e scientifica,
come emerse nel suo testamento, datato1694.
Lo stabile, in seguito, passò
alla famiglia dei Rospigliosi e ad abitarla, alla
metà del Settecento, fu soprattutto Camillo,
parente di Giulio Rospigliosi (Papa Clemente IX),
il quale aveva preferito una dimora per se, meno fastosa,
e la scelse nel Palazzo Rospigliosi, che non è
quello noto al Quirinale, ma il nostro, compreso nell’isolato
tra Via Paolina e via Liberiana. L’Hotel Antico
Palazzo Rospigliosi, è Roma profonda, il cuore
di questa splendida città anche perché
ha dato i natali a tanti italiani importanti.
Camillo, figlio di Giovan Battista
Rospigliosi (1646-1722) e di Camilla Pallavicini amava
molto il palazzo e vi abitò. Giovan Battista
era figlio di Camillo Rospigliosi (fratello del Papa)
e di Lucrezia Cellesi, quindi Camillo il giovane era
nipote di Papa Clemente IX e del primo Camillo Rospigliosi.
Principe del Sacro Romano Impero,
Camillo il giovane, alla morte de padre divenne duca
di Zagarolo e visse fastosamente tra il palazzo di
via Liberiana, sua dimora preferita e le proprietà
di Maccarese e Zagarolo; Storia e vicende della casa
monumentale furono ritratte dagli artisti dell’epoca
e a noi tramandate; Il principe si era circondato
di artisti quali il Reder e tra i più noti,
Masucci, Giovanni Bottani, Paolo Monaldi, ai quali
fece dipingere alcuni episodi della sua vita o degli
splendidi <barberi> della razza di Zagarolo
che, puntualmente, partecipavano alle corse di Roma
e dintorni.
Nel Museo di Roma, sono conservati
due dipinti di Giovanni Reder provenienti dalla collezione
Rospigliosi e rappresentanti due feste date dal principe
Camillo nel suo palazzo. Un quadro nel 1748 ritrae
Palazzo Rospigliosi a Santa Maria Maggiore, in occasione
della festa data dal principe Camillo per la vittoria
riportata dal barbero Folletto. Nello stesso museo
è conservato un altro dipinto, di Agostino
Masucci, che ritrae Camillo Rospigliosi, principe
del Sacro Romano Impero, a cavallo.
Un altro dipinto di Reder ritrae
il giardino del nostro palazzo in occasione della
festa delle mozzatore, festa che rendeva omaggio alla
fine della vendemmia e al ritorno dai campi delle
vendemmiatrici. Più volte, i quadri conservati
nel Museo di Roma, lo rappresentano sul suo cavallo
bianco in uno sfondo di campagna o a Maccarese in
occasione della festa di San Giorgio o tra gli invitati
ad assistere alla marcia dei bufali o alla Magliana,
altra sua proprietà presso Roma, o nel momento
in cui giungeva a palazzo paterno al Quirinale.
I Rospigliosi erano originari di
Milano, da dove si erano mossi nel XII sec. per sfuggire
alle persecuzioni di Federico Barbarossa e stabilirsi
in Toscana. Nel primo quarto del XIV secolo avviarono
attività agricole, commerciali e industriali,
divennero proprietari di abitazioni e laboratori e
furono proprio queste attività a dar loro fama,
prestigio e ricchezza. Furono investiti di cariche
pubbliche a Pistoia, ottennero ruoli di spicco, come
il comando delle armi pontificie con Papa Martino
V e poi con Paolo III, furono insigniti, già
dai primi anni del XII secolo di titoli nobiliari
e più tardi accolti tra i Cavalieri dell’Ordine
di Malta. Ma ancora, fino a tutta la metà del
secolo XVIII, la famiglia continuò a produrre
e a commerciare la lana, a lavorare la terra e a trarre
da tali attività ricchezza e prosperità.
Ma il fatto che dischiuse prospettive
di successo e di grandezza venne dalla scelta vincente
della chiesa di Roma di eleggere, nell’anno
1667, nella persona di Giulio Rospigliosi –
personaggio colto e raffinato, figlio di Girolamo
e Maria Caterina Rospigliosi_ Papa Clemente IX. Il
suo pontificato durò poco, soltanto due anni
(1667-1669), compromesso, fra l’altro, dai disagi
di una salute cagionevole e precaria. La sua fama
non è tanto legata al pontificato quanto alla
sua attività di librettista che lo elesse il
migliore, il più grande protagonista dei fasti
del melodramma e dell’Oratorio romano del Seicento,
avendo contribuito in modo decisivo a determinarne
i gusti e gli orientamenti. Vari sono i dipinti che
ritraggono Papa Clemente IX: un ritratto di Pietro
da Cortona, (collezione privata in Gran Bretagna),
un altro ritratto di Maratti, presso la Pinacoteca
Vaticana; un’altra ancora di Gaulli, presso
la Galleria Nazionale d’Arte Antica.
Le sue opere godettero di una grande
fama e la trentennale attività del teatro di
Palazzo Barberini (tra i più fastosi d’Europa)
è dominata quasi per intero dalla personalità
del Rospigliosi; autore dei testi di molteplici rappresentazioni
(sacre e profane) quasi tutte messe in scena. Nel
nuovo grandioso Palazzo Barberini alle Quattro Fontane
i Barberini inaugurarono la stagione operistica mettendo
in scena, l’8 marzo 1631, il Sant’Alessio,
libretto di Giulio Rospigliosi, musica di Stefano
Landi. Con quest’opera si rappresentava per
la prima volta un suo melodramma e la sede fu prima
Palazzo Barberini e poi il palazzo all’Esquilino.
Il dramma sacro rospigliosiano ebbe un grande successo
di pubblico e di critica e fu replicato più
volte. Applauditissimo, il dramma narrava le vicende
del nobile romano Alessio che, di ritorno da un pellegrinaggio
in terrasanta, rinuncia ai privilegi della sua condizione
sociale e al conforto stesso degli affetti familiari
e si riduce, irriconoscibile pezzente, a vivere, deriso
ed oltraggiato, sotto le scale della sua ricca abitazione.
In questo e in altri periodi, il
palazzo fu considerato un polo di attrazione culturale,
memorabile per i melodrammi rappresentati, impreziositi
da una serie di eventi, quali la replica dell’Egisto
o, nel 1637, Chi soffre speri, considerata la prima
commedia musicale e in assoluto uno dei più
alti risultati della poesia per la musica italiana,
accresciuta e perfezionata con scene di Gian Lorenzo
Bernini che stupirono i contemporanei. La novità
più clamorosa fu l’introduzione delle
maschere di Zanni e Coviello, che portarono sulle
aristocratiche scene di un teatro di palazzo il saporoso
dialetto e le burattinesche movenze della commedia
dell’arte, oltreché tradurre il motivo
della signorile e generosa povertà del protagonista
nell’eterna commedia della fame e del bisogno.
L’Egisto, replicato all’Esquilino, fece
scalpore, si trattò di una stilizzazione di
altissima maestria poetica.
Nel 1643 fu rappresentato il Sant’Eustachio,
nel 1654 Dal male al bene che inaugurò il ciclo
spagnolo del teatro rospigliosiano. Nel 1656 Rospigliosi
fu protagonista del "Carnevale della Regina "
cioè dei festeggiamenti in onore di Cristina
di Svezia con le rappresentazioni della Vita Umana,
le Armi e gli Amori e di nuovo Dal male il bene.
Dalla carriera ecclesiastica di Giulio
trasse beneficio la sua famiglia, suo fratello Camillo,
i suoi nipoti, fatti venire a Roma nell’estate
del1667, tutti posti a capo di uffici importanti.
Un altro grande merito di Giulio Rospigliosi è
quello di aver contribuito in modo significativo alla
fortuna, in Italia, del grande teatro spagnolo del
siglo de oro, da lui conosciuto e apprezzato in particolare
durante la sua nunziatura in Spagna. Nel 1669, nella
notte fra il 25 e il 26 ottobre il papa subì
un attacco apoplettico dal quale sembrò riprendersi
rapidamente ma nella notte fra il 28 e il 29 novembre
subentrò un nuovo attacco e il 9 dicembre sopraggiunse
la morte. Il papa fu sepolto a Santa Maria Maggiore
e nel 1671 la sua tomba fu onorata da un monumento
di Rainaldi.
Nel 1769 il palazzo viene acquistato,
per 4000 scudi, dal marchese Francesco Maria Imperiali
Lercaro per farne la sede dei Missionari Apolostici
e sebbene abbia subito pesanti alterazioni nel corso
del XIX secolo per mano dell’architetto Francesco
Azzurri, esso ancora mantiene qualche ambiente originale.
Nel soffitto che sovrasta l’attuale ricevimento
dell’Hotel, spicca l’immagine di un’aquila,
simbolo dell’Impero degli Asburgo. Fu commissionata
proprio dal marchese Lercaro.
Dal 1769 in poi, per circa due secoli,
l’Istituto religioso (Il Collegio dei Sacerdoti
Missionari del titolo di Maria Santissima delle Grazie)
ha svolto ininterrottamente la sua attività
con le missioni, con ritiri per giovani ed adulti,
con la preparazione dei bambini alla prima Comunione.
Nel 1770 divenne sede dell’Istituto degli Esercizi
Spirituali, fondato dal cardinale Vitaliano Borromeo.
Nello stesso anno si ebbe la prima approvazione canonica
dell’opera <Imperiali> e la fusione della
stessa con altre due Opere esistenti a Roma, e cioé
l’Opera degli esercizi per la prima Comunione,
istituita dal sac. Giuseppe Dal Pino, prefetto dell’Oratorio
del carovita, nel 1774, e resa economicamente stabile
dal card. Vitaliano Borromeo e l’Opera degli
Oratori notturni, fondata dal card. Leonardo Antonelli
nel 1794.Le due opere vennero affidate ai Missionari
Imperiali, in quel periodo di lusinghiera ripresa,
e presero il nome di <Istituto Imperiali Borromeo
Antonelli> che il popolo chiamò con il breve
termino di < Antico Palazzo Rospigliosi > a
ricordo dell’origine dell’Opera Pia dei
comunicandi.
Nei 25 anni che seguirono, le attività
delle tre opere si svolsero in comune e con alterna
intensità. In seguito, essendo insorte alcune
divergenze riguardo agli Oratori Notturni, nel1847
il patrimonio e l’amministrazione dell’Opera
Antonelli vennero separati e, restituiti alla loro
autonomia, furono affidati ai preti di S.Maria della
Pace. Da questo momento i missionari imperiali si
chiamarono < Imperiali – Borromeo >
I missionari Imperiali, fedeli alla
predicazione delle Missioni Popolari e dei corsi di
Esercizi spirituali in linea con i principi, lo spirito
e le direttive del fondatore, hanno parallelamente
curato, incrementandola, l’Opera delle Prime
Comunioni fino a creare una metodica che è
servita da modello per oltre un secolo a quanti si
sono dedicati a questo settore di attività
spirituale particolarmente delicata.
Per i fanciulli romani dell’Ottocento
e della prima metà del Novecento, < andare
al Palazzo Rospigliosi> costituiva una circostanza
particolarmente desiderata.
Era un’esperienza molto attesa:
per i più era l’occasione in cui, per
la prima volta, si allontanavano dalla propria casa,
restando per otto giorni- in seguito ridotti a quattro
– lontani dalla propria famiglia, per vivere
in un piccolo mondo tutto loro, ricco di quelle suggestioni
che i missionari offrivano loro.
Fra questi fanciulli riceveva la
Prima Comunione, nel lontano 1886, Eugenio Pacelli:
il futuro Papa Pio XII.
Percorrendo le cronache delle Missioni
<Imperiali> ci si imbatte in figure di missionari
veramente straordinarie: Gaetano Giannini che predicò
le Missioni per quasi mezzo secolo, Giovanni Battista
Fioravanti, San Giovanni Battista De Rossi e più
vicini a noi: Giuseppe Mori, Salvatore Langeli, Giuseppe
Rinaldi e infine Pirro Scavizzi.
Dopo il 1870 l’edificio subì
una radicale trasformazione all’esterno, quando
fu sistemata la zona intorno a Santa Maria Maggiore,
secondo un piano approvato dal Consiglio Comunale
nel 1871.
Nel 1875 il piano stradale di Via
Liberiana fu abbassato di circa quattro metri e l’architetto
Azzurri (1831-1901), ristrutturò l’edificio,
trasformando il seicentesco portale d’ingresso
in finestra balconata e realizzando.
L'Antico Palazzo Rospigliosi, ex
Palazzo Imperiali-Borromeo, si è trasformato
in un Hotel. Si trova a un passo dalla stazione Termini
ed è gestito da Cascina Turismo sotto il marchio
Status. La dimensione dell’Hotel è piuttosto
raccolta: dispone di 39 camere, tutte con bagno o
doccia, aria condizionata, tv satellitare, minibar,
cassaforte con chiave numerica e infissi insonorizzati,
un salone ideale per eventi e una saletta per riunioni,
meeting e colazioni di lavoro. La prima colazione
viene servita al ristorante e prevede una colazione
rinforzata: uova, bacon, frutta fresca, yogurt, affettati,
caffè, cappuccino e cornetti. Per i nostri
ospiti è inoltre disponibile un ampio parcheggio
interno. Si tratta di una struttura di gran valore,
non solo dal punto di vista architettonico, ma anche
storico e culturale, com’è ancora oggi
percepibile dall’atmosfera che si respira entrando
nei suoi ambienti.
Al primo piano del palazzo, oltre
alla bella decorazione a stucco della volta, sono
da ammirare i resti del pavimento di una sala il cui
motivo centrale è costituito da una stella
in marmo bianco circondata da una fascia di bigio;
da quest’ambiente si accede ad un’altra
sala, nella quale è possibile organizzare riunioni,
eseguire concerti, ma anche essere semplicemente utilizzata
come sala lettura.
Anche la Cappella dell’Istituto,
che conserva la decorazione tardo-neoclassica del
tempo di Leone XII, disegnata dal Leonori, è
perfettamente preservata e fruibile.
Il cortile interno, rimasto quasi
intatto ha, al centro, una graziosa fontana realizzata
nel 1934; divide l’edificio principale dal ristorante,
che sarà inaugurato tra breve per offrire le
proprie specialità in un ampio spazio sia al
coperto sia nel cortile interno. A farne gli elogi
è anche il Sunday Times che lo descrive così:
< le stanze sono sorprendentemente austere , in
una città nota per le decorazioni antichissime
le scalinate spettacolari, i soffitti alti e decorati
e l’atmosfera di grandiosità, sono preservati.
I pasti sono serviti al ristorante al primo piano,
oppure sotto grandi ombrelloni, nel caratteristico
cortile interno, con l’accompagnamento delle
campane della Basilica di Santa Maria Maggiore.
Attorno all’Hotel ruotano anche
iniziative culturali. La Schola Romana, istituzione
musicale storica romana, fondata nel secondo dopoguerra
e riconosciuta come una delle più qualificate
scuole di canto di Roma, al punto di essere richiesta
presso la Cappella Sistina e dai maggiori istituti
musicali quali Santa Cecilia e il Teatro dell’Opera,
propone, proprio nel nostro Hotel appuntamenti con
la musica barocca.
La scuola si è impegnata ad
eseguire concerti su richiesta, di musica popolare
romana del Seicento, Mottetti concertati per voce
e strumenti seicenteschi quali: violino, viola da
gamba, chitarra barocca-tiorba, organo positivo, cembalo,
flauti traversi accompagnati da coreografie originali
di Tarantelle e Fandango, danze in voga nelle corti
italiane del Rinascimento. I danzatori, specialisti
di questo repertorio si esibiscono in preziosi costumi
d’epoca. Tali eventi si svolgono nella sala
predisposta ad ospitare meeting e concerti, una sala
mantenuta come era originariamente con uno splendido
colonnato interno e il pavimento a marmi storici.
Il nostro Hotel propone anche una
serie di itinerari archeologici, monotematici dedicati
all’opera di grandi maestri e visite ad antichi
centri monumentali quali Ostia Antica o Villa Adriana
a Tivoli accompagnati da guide esperte.
L’Hotel Antico Palazzo Rospigliosi
entusiasma i clienti che, completamente a loro agio,
si scambiano impressioni positive, riconoscono funzionalità,
comodità, eleganza, un’accoglienza raffinata,
una residenza storica orgogliosa di esibire la propria
identità e ripensata alla luce della moderna
funzionalità, e un’atmosfera speciale,
unica e irripetibile è questo per cui turisti
e viaggiatori, una volta fuori, sciamano via contenti.
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